Economics

Cellulosa, prezzi alle stelle per colpa del mini-euro

Benedizione per gli esportatori, il crollo dell’euro rappresenta invece un incubo per l’industria cartaria italiana: i suoi costi di produzione stanno salendo alle stelle a causa dei rincari della cellulosa, prodotto quotato in dollari, che il nostro Paese è costretto ad importare in grandi quantità.

A differenza della bolletta energetica - da sempre il tallone di Achille del settore - la materia prima delle cartiere fino a poco tempo fa non destava forti preoccupazioni, forse anche perché  l’assenza di un mercato dei future sviluppato l’ha tenuta lontana dagli eccessi della speculazione. L’effetto cambio si sta tuttavia rivelando micidiale, soprattutto per le fibre vergini corte - quelle più morbide, come quelle di eucalipto - che acquistiamo principalmente dal Sud America.

I forti acquisti di Pechino (che non sono venuti meno col rallentamento dell’economia cinese) hanno provocato rincari anche in dollari: dai circa 710 $/tonnellata dell’estate scorsa, la cellulosa bianchita di eucalipto (Bek) si è arrivati a 750 $ in gennaio. Si tratta di un aumento del 5,6% nella valuta statunitense, ma per le cartiere europee - osserva Assocarta - l’aumento è stato di ben il 23%, pari a 120 euro per tonnellata.

«Per i produttori di fibre corte sudamericani ormai il cliente di riferimento è quello asiatico, noi europei non possiamo aspettarci favori», spiega al Sole 24 Ore Andrea Piazzolla, Chief purchasing officer del gruppo lucchese Sofidel, uno dei maggiori produttori mondiali di carta per uso igienico e domestico, e delegato italiano all’Utipulp, associazione europea dei consumatori di cellulosa. «Va un po’ meglio per la cellulosa a fibra lunga, che acquistiamo da Paesi europei: Scandinavia e in parte in Germania e Austria. In questi casi, infatti, per motivi valutari è possibile contenere i rincari malgrado la materia prima in partenza sia quotata in dollari». Gli effetti possono comunque essere aberranti: il prezzo in dollari della cellulosa bianchita di resinose al solfato (Nbsk), la “lunga” più impiegata dalle cartiere, sta calando - dai 930 $/tonn di luglio a circa 900 $ in gennaio - ma non per i clienti europei. La nostra industria ha subìto un rincaro del 12,7% fino a gennaio. E in febbraio un ulteriore ribasso di 50 $ è stato cancellato da un equivalente rialzo dell’euro.


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